I soliti posti, voglia di un locale nuovo

Locale misterioso
Locale misterioso

“Dove posso portare degli amici a cena, che non sia un locale con cucina friulana?”

Questa è la domanda che ci ha posto Luca, un nostro amico, durante un aperitivo in centro a Udine.
Luca ha aggiunto: “Non proponetemi i soliti posti però, voglio da voi qualcosa di nuovo.”
Subito le nostre sinapsi hanno iniziato a lavorare e ci ricordiamo di un nuovo locale di cui ci hanno parlato e che volevamo provare.
Chiediamo a Luca: “Quanto tempo abbiamo per rispondere?”
Ci risponde: “Avete 10 giorni di tempo, perché i miei amici arriveranno tra 15 giorni.”

Sfida accettata. Il giorno dopo abbiamo prenotato un tavolo per due per sabato sera.

Oggi vogliamo sfidare la tua cultura cinematografica. Il nome del locale lo capirai solo se sei un amante del cinema all’italiana da alcune citazioni del film:
Citazione n° 1: “Attenti che rompete le tazzine! Ah Signò! Basta che non rompemo …”
Citazione n° 2: ”Lo sapete che ve dico…andatevene tutti … non continuo perché sto in chiesa, per rispetto del Signore, l’unico signore che c’é qua dentro!”
e citazione n° 3: “E ricòrdate che er nonno der nonno der nonno der nonno de quarsiasi nonno nobbile, prima de’ esse nominato nobbile… era solo ‘no … come tutti l’artri!”
Hai capito di che film stiamo parlando?
Ok, te lo diciamo: è “Il Conte Tacchia” una commedia del 1982 con Enrico Montesano, regia di Sergio Corbucci.

Hai dunque capito anche di che cucina stiamo parlando.

Romana, giusto.

Il Conte Tacchia si trova a Cussignacco, periferia sud di Udine.
Il locale ha aperto i battenti da poco, ma già si è sparsa la voce in città della bontà e dell’abbondanza dei suoi piatti. Noi vogliamo provarlo.
Arriviamo, non in carrozza come nel film, ci sarebbe piaciuto però, in anticipo per ispezionare il posto. Una rapida occhiata alla sala mentre attendiamo che la cameriera ci conduca al tavolo.
Il ristorante è pieno, forse anche troppo per i nostri gusti. Non notiamo nessun legame con la romanità a parte il menù scritto sulla lavagna.
Seduti al nostro tavolo sfogliamo il menù che risponde, nelle pietanze proposte, pienamente alle nostre aspettative; c’è tutto: porchetta, cacio e pepe, amatriciana, saltimbocca alla romana, involtini alla romana, carciofi alla giudia…delizie per il palato.

Che te lo dico a fa’: pancia mia fatti capanna! Eh daje!
Che se magnano?

Come antipasto un bel piatto di porchetta da condividere, sui primi invece ognuno per sé.
Ery prende la sua amata cacio e pepe, io invece mi butto sulla amatriciana.
Lei ama la cacio e pepe alla follia e non perde occasione di provarla, cuoca avvertita.
Ah, si dimenticavamo di dirti che in cucina c’è una cuoca, non capiamo se è romana; il titolare invece è un autentico romano che racconta barzellette e mette a proprio agio gli avventori.
Siamo alla scelta dei secondi. Non c’è tempo da perdere, la fame avanza.
Ery, pensando alla linea, non prende il secondo ma solo un contorno: dei carciofi alla romana; “solo” lo dice lei. Poi vediamo se non vorrà assaggiare anche il mio secondo.
Io che della linea conosco solo “La Linea” – personaggio protagonista di un cartone animato ideato da Osvaldo Cavandoli – prendo degli involtini alla romana e non potevo farmi mancare il carciofo fritto alla giudia.
Ordinazione conclusa con acqua e vino, ma non ci viene proposto nessun vinello “de li castelli”. Peccato.
Ora non ci resta che attendere la porchetta che per fortuna non tarda ad arrivare, accompagnata da un cesto di pane. Appena la cameriera posa il piatto sul tavolo le nostre mani afferrano un “tozzo de pane”, qualche fetta di porchetta e la bocca della verità si spalanca per dire se è buona o meno. La bocca della verità non mente mai e la porchetta riscuote successo, finisce in men che non si dica.

La cameriera ripassa dopo poco e con la faccia stupita porta via il piatto vuoto dicendo: “Buona?”
La nostra risposta è: “Siii”.
A rovinare l’idilio giunge però un problema: il bicchiere del vino di Ery porta tracce di rossetto.
Il dramma è che il vino è già stato versato.
Chiamo la cameriera e le faccio notare il problema, lei prontamente si scusa dispiaciuta e sostituisce il calice con uno pulito e colmo di vino. Problema rientrato e vino recuperato.
Arrivano i piatti di pasta. Ery non lascia che la cameriera chieda per chi è la ca… che esclama “mia”! La cacio e pepe è assegnata.

Come abbiamo sentito le porzioni sono abbondanti per i comuni mortali; noi ci dovremo adeguare.
I piatti vengono finiti in men che non si dica, con tanto di scarpetta col pane.
Che dire erano buoni e ci sono piaciuti; diciamo che ci hanno soddisfatto pienamente.
Ora non ci resta che concludere con gli involtini e i carciofi.
La fine tarda ad arrivare perché il locale è pieno di gente. Quindi ci tocca aspettare, speriamo che l’attesa venga ricompensata.
Nel mentre ascoltiamo il proprietario spiegare il menù ad altri avventori del locale.
L’attesa non viene ricompensata appieno: il piatto degli involtini non è stuzzicante come quello della pasta. L’impiattamento non gli rende giustizia, ma non mi faccio scoraggiare dall’aspetto.
Sono buoni anche se rimango deluso dal fatto che sono quasi freddi al centro.
Anche i carciofi risultano freddi. Peccato.

Il morale viene risollevato, invece dal carciofo alla giudia: bello, fritto e saporito; ci riporta il sorriso.

Carciofo alla giudia
Carciofo alla giudia

Decidiamo di chiudere in bellezza con una crostata di martellata di frutta; ma anche qui la bellezza rimane nel piatto perché la crostata non ci soddisfa, è un pò troppo asciutta e non si sente il gusto della marmellata.

Crostata
Crostata

Chiediamo “Il Conto per Favore” che in totale ammonta a 61,50 euro. Lo reputiamo leggermente alto.
Che dire … il locale è carino, si mangia abbastanza bene, a parte qualche “svista” dovuta forse alla eccessiva clientela.
Noi ci torniamo per provare altri piatti del menù e per dargli una seconda possibilità.

Conclusione:
Luca cosa possiamo dirti?
Non ci fermiamo finchè non troviamo il locale perfetto da consigliarti.
In questo caso non ci sentiamo di dirti:  “certo porta pure i tuoi amici, sei in una botte di ferro”, “ci mettiamo la mano sul fuoco come Gaio Muzio Scevola“.
Visto che non ci ha completamente convinto ti diciamo: “non disperare il locale giusto lo troviamo”.
Ne abbiamo già uno in mente che potrebbe fare al tuo caso. La missione continua.

E tu, sì proprio tu, sei già stato al Conte Tacchia? Raccontaci la tua esperienza.

Se invece hai bisogno di un consiglio, scrivici a ilcontoxfavore@gmail.com, saremo felici di ascoltarti.

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