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Frico Vecchi Parrocchiani

Ai Vecchi Parrocchiani

Con sta pioggia e con sto vento,  chi è che bussa a sto convento” 

Ed è proprio in un giorno di pioggia e di vento, che ha inizio la nostra nuova foodexperience e come dei viandanti, sfidiamo questo pazzerello novembre e andiamo a bussare alla porta di…

– Un convento? 

Certo che no, 😄 di un locale storico di Udine, in cerca di riparo e di un buon ristoro. 

Allaccia il tovagliolo, scalda le posate, seguici e lo scoprirai. 

Ai Vecchi Parrocchiani è geolocalizzato nella bella e rinnovata via del centro di Udine, a due passi da Porta Aquileia, precisamente in via Aquileia, 66. 

Il lungo e caratteristico bancone in legno massiccio all’ingresso, costeggia i tavoli disposti per lo più per gli avventori che qui si fermano volentieri a degustare un taglio di vino, dopo una lunga giornata di lavoro o prima di andare a cena. 

L’ambiente è caldo e rustico, caratterizzato da archi in pietra e dipinti alle pareti. 

Tovagliette di carta reciclata, rustica e tovaglioli colorati in cui sono custodite le posate, e una candelina accesa, caratterizzano la mise en place.

Cabernet Sauvignon Parrocchiani
Cabernet Sauvignon Ronco dei Pini

Veniamo accolti con sorrisi e gentilezza e accompagnati al nostro tavolo riservato, situato nella saletta in fondo al locale. 

Qualche minuto per scaldarci, studiare il menù composto da piatti tipici e materie prime stagionali, una breve consultazione tra me e Kris e siamo pronti per  iniziare il nostro viaggio culinario.

Il menù è composto da cinque portate per ogni sezione; in ogni sezione è indicata una selezione di vini da abbinare alle pietanze. Un’idea carina, una piccola attenzione che aiuta i clienti a scegliere il vino più adatto. 

Questa volta bypassiamo l’antipasto.

Optiamo per due primi: un piatto di Gnocchi di zucca con pinoli e speck croccante scelto dalla sottoscritta, mentre Kris è subito rapito da una pietanza non presente in menù, che ci viene suggerita dalla cameriera, le Tagliatelle all’anatra.

È come il fischio del pifferaio magico per lui. Quando ci sono le tagliatelle e la selvaggina è difficile che riesca a resistere.  E infatti non resiste. 

E proseguiamo con i secondi.

La scelta ricade su uno Spezzatino di cinghiale per Kris e su un Frico “ai parrocchiani” per me. Questa sera voglio andare sul very tipico. Ordino anche un contorno per illudermi di alleggerire la consistenza del formaggio e scelgo delle Erbette bianche

Ai primi abbiniamo un calice di Cabernet Sauvignon di Ronco dei Pini di Prepotto. È un vino dal colore rosso rubino intenso e deciso, dal sapore tannico e con una buona persistenza. 

La cameriera ci porta i nostri primi e non posso trattenermi dall’esclamare un “Ah però”.

Lo gnocco non è il solito gnocco ma è un supergnocco: belli e grandi, di un colore arancio intenso dato dalla zucca. Alla vista si presentano ricchi e golosi, decido di dividerne uno a metà con la forchetta per vedere l’interno e assaggiarlo. La consistenza è soda al punto giusto, come piace a me. Il gusto dolce della zucca si fonde armoniosamente con il pinolo abbrustolito e la sapidità dello speck croccante è in perfetto bilanciamento con la dolcezza della zucca. 

Gnocchi di zucca con pinoli e speck croccante
Gnocchi di zucca con pinoli e speck croccante

Kris ne vuole assaggiare uno, così lo baratto con una forchettata delle sue tagliatelle. Sebbene io prediliga la selvaggina, trovo questo ragù molto gustoso. Ma lascio la parola al diretto golosone che te lo descriverà con più dovizia di particolari. 

“Sì, grazie Erika per avermi dato la possibilità di esprimere il mio apprezzamento per questo piatto che trovo molto buono.

La pasta per i miei gusti è un pò sopra di sale, il tutto però viene equilibrato dal sugo. Un sugo bello grasso che avvolge la tagliatella e ti riempie la bocca.

Tagliatelle all'anatra
Tagliatelle all’anatra

Ottimo, veramente buono, anche i tuoi gnocchi meritano un plauso.”

Mentre attendiamo l’arrivo dei secondi, deguastiamo il vino e ci perdiamo ad osservare un mosaico che si trova sulla parete in fondo e che ritrae la bellissima Porta Aquileia. 

Mosaico Porta Aquileia Parrocchiani
Mosaico Porta Aquileia

Ed ecco che arrivano i secondi. 

Il frico ha su di me un ulteriore “effetto wow”. È servito in un padellino di ghisa. E non è un frico, bensì due 😉: c’è quello morbido e ci sono tre fette di frico croccante. Addento subito un dischetto d’oro e chiudendo gli occhi ascolto il suo crocchiare e mi godo il sapore. Kris deve aver notato la mia espressione beata e, approfittando dell’ attimo di distrazione, me ne “ruba” uno. 

Frico “ai parrocchiani
Frico “ai parrocchiani

“Ehi, guarda che ti ho visto. Non ci si può distrarre un secondo con te. In cambio mi farai assaggiare lo spezzatino.” 

“Daccordo, se proprio devo.”

Il frico sembra un piccolo sole. È diverso dal solito frico morbido a cui sono abituata, non ha la caratteristica crosticina e la cosa mi piace. Una personalizzazione che mi aggrada assai. Prendo un boccone, di questo cremoso e profumato piatto di formaggio e niente…il frico è qualcosa di spaziale. C’è anche la cipolla. Ad accompagnare il mio piatto due belle fette di polenta. 

Lo spezzatino è disposto su una bella polentina calda e dorata, che lo accoglie come una copertina per tenerlo al caldo.

Spezzatino di cinghiale
Spezzatino di cinghiale

Ovviamente Kris appena vede avvicinarsi il piatto ha già in mano la forchetta.

Lascio che lo assaggi per distrarlo chiedendogli com’è e ne approfitto per assaggiare senza essere vista.

Kris si lecca i baffi dopo la prima forchettata ed esclama:

“Veramente buono questo cinghiale, è tenero, sapido al punto giusto e la polenta gli fa da degno accompagnamento. Vorrai mica che te lo faccia assaggiare? 😁

Sembra che Obelix si sia impossessato di Kris; in men che non si dica fa sparire il cinghiale e mi lascia giusto il tempo di prendere una forchettata prima che svanisca definitivamente.

Con i secondi abbiniamo un calice di Schioppettino di un bel rosso rubino intenso, deciso e aromatico, punta di diamante di Ronco dei Pini.  

Sono più che satolla, ma non posso non prendere la Cheesecake alle nocciole. Tutti i dolci sono fatti in casa. Ok, morirò ma morirò felice. Kris mi abbandona e si tira indietro e così io e la mia nuova simpatica amica cameriera (eh la solidarietà femminile 😉) decidiamo che non si merita una forchetta. 

Una fetta enorme di cheesecake. Ha la base spessa e compatta, su cui si posa una fresca, perfetta crema di formaggio al gusto intenso e superlativo di nocciola. Anche uno scoiattolo sarebbe felice di assaggiare questo dessert. Ma me lo godo tutto io. Va bene, lo ammetto ho dato un assaggino anche a Kris. Le cose buone bisogna condividerle, soprattutto con chi si ama. 

Cheesecake alle nocciole
Cheesecake alle nocciole

Lecco letteralmente il piattino ed è per questo che la cameriera intuisce che non mi sia per nulla piaciuto e dice sorridendo:

“Ok, forse è il caso di lincenziare la pasticcera.”

 La food experience è, ahinoi, giunta al termine e non ci resta che chidere il Conto per favore. 

Vuoi sapere quanto abbiamo speso Ai Vecchi Parrocchiani?  Il conto è stato di 67,00 euro comprensivo di una bottiglia d’acqua.

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